Domande e Risposte

Domande e risposte sul mondo dell’odontoiatria. Ecco tutto quello che i pazienti ci chiedono maggiormante. Il dott. Stefano Silvestri risponde.

Bruxismo

Come si cura il bruxismo?

Il metodo principale per curare il bruxismo consiste nel portare un bite, vale a dire una sorta di apparecchio per i denti morbido, fatto di resina, modellato secondo le proprie arcate dentali.

Di solito vi provvede il dentista, che stabilisce anche la durata della terapia. Va conservato facendo molta attenzione all’igiene: dopo ogni uso, al mattino, bisogna pulirlo con gli appositi detergenti antibatterici per evitare problemi a denti o gengive.

Che cosa è l’apnea ostruttiva nel sonno?
L’apnea ostruttiva nel sonno (OSA) consiste in una transitoria ma ripetuta interruzione del respiro durante il sonno. Tale fenomeno determina un’alterazione qualitativa del riposo notturno che può portare alla comparsa di sintomi durante la veglia come l’eccessiva sonnolenza diurna e la stanchezza.
Attraverso dispositivi orali si può risolvere il problema. Si tratta di apparecchi che, inseriti nella cavità orale, aumentano la pervietˆ delle vie aeree superiori. Tali ausili risultano particolarmente efficaci.
Come si riconosce il bruxismo?

Possiamo individuare 9 sintomi fondamentali:

  • mal di testa ingiustificato;
  • dolore alle orecchie;
  • sensazione di avere uno solo o entrambe le orecchie tappate;
  • vertigini;
  • difficoltà di deglutizione;
  • difficoltà ad aprire del tutto la bocca;
  • denti più sensibili del solito al caldo e al freddo;
  • cervicale
Denti, 8 sintomi per individuare il bruxismo

Ci si sveglia al mattino con una forte sensazione di fastidio in bocca. Le mascelle indolenzite, i denti che fanno male. La prima reazione, di solito, è il timore che sia spuntata un’altra carie. E invece, molto spesso, si tratta di qualcos’altro: il bruxismo.

Di che cosa si tratta?
Di quel fenomeno per cui, durante la notte, si digrignano i denti, serrando le mandibole e contraendo quindi tutta la muscolatura che presiede alla masticazione. Tutto avviene inconsciamente e quasi sempre nel sonno. Nei casi più seri, accade anche durante il giorno.

Quali danni provoca il bruxismo?

Serrare le mandibole, digrignare i denti, causa danni al nostro organismo.
Anzitutto, canini e molari si rovinano, si consumano. Se poi il problema diventa patologico, dura a lungo perché trascurato o non identificato a dovere, i denti e le articolazioni temporo-mandibolari si danneggiano. E ne risentono anche i muscoli collegati, sottoposti a un sovraffaticamento pericoloso.

Quali sono Le cause del bruxismo?

Tutti gli esperti sono concordi nell’individuare come causa del bruxismo lo stress. Uno stato eccessivo di tensione – provocata dai tipici fattori che generano ansia, angoscia o preoccupazioni varie – induce i muscoli della bocca a indurirsi e a tendersi. Ma lo stesso problema può essere causato anche da una malocclusione o comunque un cattivo posizionamento delle arcate dentali. In entrambi i casi, il risultato è identico: digrigniamo i denti.

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Implantologia

A cosa servono gli impianti dentali?

Gli impianti servono per rimpiazzare uno o più elementi dentali, senza dover ricorrere alla limatura dei denti adiacenti residui, evitandone, così, la mutilazione, altrimenti, indispensabile al fine di ottenere l’ancoraggio per una classica protesi a ponte.

Nel caso di porzioni edentule nelle arcate e in mancanza di elementi dentali pilastro, gli impianti servono, inoltre, come supporto indispensabile per costruire una protesi fissa, al posto di quella che, in mancanza degli impianti e date le premesse condizioni di edentulia, non potrebbe altro che essere una protesi rimovibile.
Nel caso di mancanza totale dei denti, le protesi mobili, comunemente dette “dentiere”, attraverso pochi, ma essenziali impianti che le ancorano alle arcate mascellari superiori e/o inferiori, possono essere meno “mobili”, più fisse e quindi, più efficienti e confortevoli.

Mi hanno detto che ho poco osso, cosa posso fare?
E’ necessario disporre, nelle sedi anatomiche di interesse, di una adeguata quantità e qualità di tessuto osseo e gengiva, per assicurare all’impianto sufficiente stabilità meccanica. Quando l’osso dovesse essere insufficiente, è possibile avvalersi di tecniche di rigenerazione ossea.
Quali sono i requisiti per l’inserimento di impianti?
Il Paziente deve essere in buone condizioni di salute generale ed orale.
In particolare, dovranno essere attentamente valutate eventuali malattie sistemiche, così come malattie delle gengive e dei tessuti di sostegno del dente (gengivite, e parodontite o piorrea). Nel caso presenti, queste dovranno essere trattate, preliminarmente al trattamento implantare.
Si può curare la peri-implantite?

Si può tentare di trattare la lesione utilizzando dapprima una metodica non chirurgica. Molto frequentemente però la chirurgia è necessaria e può essere di tipo resettivo (che comporta una certa eliminazione di osso e gengiva per eliminare la tasca attorno all’impianto) o di tipo rigenerativo (che comporta la ricostruzione di parte dei tessuti persi).

La scelta della tecnica più corretta dipende da diversi fattori fra cui l’impatto estetico, la posizione dell’impianto e l’entità della lesione peri-implantare. La prevedibilità del successo clinico però spesso è difficile e in alcuni casi può essere necessaria la rimozione dell’impianto. Pertanto, il trattamento moderno dei pazienti che ricevono impianti si basa su una valida prevenzione della peri-implantite.

Si può prevenire la peri-implantite?

I pazienti affetti da parodontite devono essere informati dal dentista del maggior rischio di peri-implantite in quanto i batteri che causano la parodontite sono gli stessi che attaccano gli impianti.
Una volta inseriti gli impianti bisogna sottoporsi periodicamente a visite di controllo e sedute di igiene orale e mantenere un’igiene domiciliare attenta e scrupolosa.

Sottoporsi ad un intervento di implantologia è doloroso?

No, non è doloroso. L’intervento viene eseguito con l’anestesia locale e, in casi specifici, ci si può avvalere della sedazione cosciente. La sedazione cosciente per mezzo del protossido di azoto consente di affrontare l’intervento senza ansia nè dolore.

Parodontite

Cos’è la parodontite (o piorrea)?
La parodontite è una malattia infiammatoria che colpisce i tessuti attorno al dente (tessuti parodontali), come la gengiva, l’osso e il legamento parodontale, causandone una perdita progressiva.
E’ efficace l’utilizzo del laser nel trattamento della malattia parodontale?
Il trattamento della malattia parodontale si basa tradizionalmente sulla rimozione meccanica della placca batterica, talvolta associata ad antibiotici o/e antisettici applicati localmente o somministrati per via sistemica. In questo ambito, il laser viene utilizzato dal dentista per inattivare i batteri patogeni e per rimuovere il tessuto molle infiammato attorno al dente. Ad oggi, anche se ci sono studi clinici che riportano successi nell’utilizzo del laser per il trattamento della parodontite, non ci sono studi che dimostrino che il laser sia più efficace della terapia meccanica convenzionale.
La distruzione del parodonto è irreversibile?
Può essere bloccata e in alcuni casi particolari è possibile rigenerare il tessuto perso. La gengivite precede la parodontite, ma diversamente da quest’ultima non è associata a perdita di tessuto ed è perciò completamente reversibile se adeguatamente trattata.
La parodontite può colpire soggetti di tutte le età?
Sì, anche i bambini ed è molto frequente negli adulti: ne soffre il 50% sopra i 35 anni e il 15% è colpito da una forma grave di malattie. Oltre i 65 anni ne soffre quasi il 70% degli italiani.
Può avere una velocità di progressione più o meno rapida ed a seconda del grado di distruzione avvenuto può avere severità da lieve fino a grave (o severa). L’esito finale della parodontite è la perdita di alcuni denti o perfino di tutta la dentizione.
Quali sono i fattori di rischio della parodontite?

Lo sviluppo della parodontite dipende da fattori legati al paziente (es. la suscettibilità genetica del paziente) e fattori ambientali (vale a dire fattori esterni, che si possono modificare). Tra questi ultimi, i più noti sono la scarsa igiene orale, fumo, diabete, stress, interventi odontoiatrici sbagliati.

Quali sono i segni e sintomi della parodontite?

Alitosi, sanguinamento delle gengive, mobilità dei denti, ascesso parodontale, essudazione purulenta, recessione gengivale.

Si può curare la parodontite?

Si! La terapia della parodontite è suddivisa in due fasi: la terapia attiva e la terapia di supporto (o terapia di mantenimento). La terapia attiva (non-chirurgica o eventualmente anche chirurgica) ha l’obiettivo di arrestare la parodontite e controllare tutti i fattori di rischio per la sua progressione. La terapia di supporto ha l’obiettivo di mantenere nel tempo la salute parodontale ristabilita dalla prima fase.

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Odontoiatria Pediatrica
Cosa bisogna fare quando i denti da latte tardano a cadere?
Vi è una grande variabilità individuale nella permuta dentaria perciò è bene fare un controllo presso il proprio dentista che, se lo ritiene necessario, prescriverà una radiografia panoramica
Dal dentista in gravidanza: le regole da seguire

I problemi a denti e gengive non risparmiano nemmeno le donne in gravidanza, anzi. Secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists ben il 40% delle future mamme deve affrontare una gengivite, una carie o una parodontite durante i mesi della gestazione. L’eventualità potrebbe sollevare giustificati timori.

Le infezioni, come quelle associate agli ascessi, espongono a dei rischi sia la mamma, sia il bambino, aumentando la probabilità di avere a che fare con preeclampsia, parto pretermine e aborto. La gengivite, invece, può trasformarsi in parodontite, un disturbo che secondo alcuni studi aumenta il rischio di nascita pretermine e sottopeso.

Cosa fare in questi casi?
Secondo gli esperti i timori che sottoponendosi a cure dentistiche si possa mettere a repentaglio la salute del bambino sono da mettere da parte. Le conseguenze di una gengivite o di un ascesso non adeguatamente curato potrebbero essere di gran lunga più gravi rispetto a quelle del trattamento, che per di più viene oggi effettuato utilizzando strumenti che limitano al massimo il possibile coinvolgimento del bambino. Anche nel caso in cui fosse necessaria una radiografia l’uso di opportuni schermi che proteggono collo e addome bloccano pressochè tutte le radiazioni che potrebbero raggiungere il bimbo.

Tuttavia, anche per quanto riguarda la salute dei denti in gravidanza vale la regola secondo cui prevenire è meglio che curare.

Le donne che progettano di avere un bambino dovrebbero prestare particolare attenzione al benessere di denti e gengive, in modo da ridurre al minimo l’insorgenza di problematiche che potrebbero essere favorite dalla predisposizione familiare o dai cambiamenti ormonali tipici della gravidanza, come, appunto, la gengivite.

I nostri consigli sono piuttosto semplici e facili da mettere in pratica:

  • lavarsi i denti dopo ogni pasto,
  • usare il filo interdentale almeno una volta al giorno,
  • utilizzare collutori senza alcol e spazzolini per eliminare anche i batteri presenti sulla lingua;
  • sottoporsi a visite di controllo regolari, senza trascurare l’importanza di trattamenti periodici di ablazione del tartaro;
  • curare l’alimentazione, evitando i cibi appiccicosi e preferendo frutta fresca e secca, verdura e formaggi.
  • Anche le gomme da masticare, che stimolano la produzione di saliva, possono essere d’aiuto.

In alternativa, anche un bicchiere d’acqua alla fine dei pasti aiuta a eliminare i residui di cibo e a neutralizzare gli acidi della placca.

Perché è importante mantenere i denti da latte?

Molti genitori pensano che i denti da latte non siano importanti perchè “tanto cadono.” In realtà i denti decidui sono fondamentali per una corretta masticazione nel bambino,  mantengono la forma delle arcate e preparano lo spazio ai denti definitivi. Non sottovalutiamo la loro importanza e cerchiamo di mantenerli sani nel tempo anche con controlli periodici già ai 3 anni di età!

Quando è bene iniziare a controllare i denti dei bambini?

Verso i 3 anni, quando il bambino ha la capacità di accettare la visita con il dentista. E’ bene fare il primo controllo per insegnare una coretta igiene domiciliare, e per valutare eventuali situazioni da tenere sotto controllo o da correggere.

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